ESERCIZI

29 luglio 2026

Oggi mi esercito su Ф. Достоевский, Записки из подполья

Quando una frase non ti torna, quando ad esempio in russo è in un modo e in italiano, nella tua traduzione, è in tutt’altro modo, prova a cambiarla, in italiano. Magari sposta gli elementi, aggiungi una virgola, dividi la frase in due, metti un elemento in una parte e un altro in un’altra parte, ma cambiala.   

3 agosto 2026

Sempre su Ф. Достоевский, Записки из подполья. Mi meraviglio del ritmo e dell’armonia di suoni in questo testo.

Da Miriam Carbe – Unerwünschte Tochter

13 agosto 2026

Capitolo 1
Il mobile
La mia bisnonna Margarethe nel 1912 fece fare a Dresda, a un falegname, un mobile. Il falegname era un signore di una certa età dal fare paterno, che le chiese scrupolosamente cosa voleva per poi sorprenderla con un disegno realizzato in base ai desideri di lei, disegno che le piacque molto di più dell’idea che aveva. Il mobile era di ciliegio, verniciato scuro, con in alto una piccola cornice dai bordi leggermente stondati. La parte alta era a vetri, con due ante, ciascuna composta da diciotto finestrelle, dietro le quali Goethe e Schiller facevano la loro figura. Questa vetrina era leggermente arretrata, a mo’ di secretaire, la parte bassa era più profonda, e con le ante di legno si potevano mettere cose brutte da vedere, come i documenti. A destra e a sinistra, sorretti solo da due barrette, due piccoli scaffali semplici, alti quanto tutto il mobile senza la cornice. Dopo che il falegname con un aiutante lo aveva consegnato, Margarethe non la finiva mai di accarezzarne il legno, ammirava le serrature e le maniglie di ottone lucido e dovette subito scrivere una lettera alla sua migliore amica prima di mettersi a sistemarlo con cura, posizionando i grandi scrittori non in ordine alfabetico, ma in base alla loro importanza. Ce l’hai sempre su con la vanità, le diceva suo marito quando tornava a casa. Ma questa tua è una forma di vanità.

18 settembre 2026

Da Lisz Hirn – Gehorchen, Über das Wesen der Autorität

Prologo

“La maturità di una persona consiste nel fare la cosa giusta, anche quando l’hanno detta mamma e papà.”

Paul Watzlawick

Stiamo vivendo una crisi assoluta degli ambiti di competenza: genitori che ambiscono a essere migliori amici dei figli, capi e collaboratori che si rifugiano in un livellamento delle gerarchie, scienza e religione hanno perso di credibilità e la politica ha perso il suo prestigio. Decenni a invocare libertà senza limiti e distanze prese da forme di autorità tradizionali, a quanto pare, non ci hanno reso più indipendenti, ma più disorientati e stressati. Invece della tanto anelata emancipazione, stiamo vivendo un ritorno all’autorità: a fare leva sulle leadership tradizionali, al vertice troviamo politici autocrati e i nuovi tecnocrati del digitale. Questi ultimi in particolare da tempo forzano all’ubbidienza non più attraverso mezzi abituali; la loro influenza agisce in modo molto più sottile sulle nostre azioni e sui comportamenti e, come avrò modo di dimostrare, riesce benissimo nel suo scopo.

Questo libro intende dare voce a un antico dilemma di filosofia politica, allo stesso tempo pericoloso e necessario vista la situazione mondiale di oggi: quello sull’autorità.

È dunque arrivato il momento di tornare a discutere seriamente questo fenomeno. Sì, ma con chi? Con quelli che politicamente si proclamano di destra e vorrebbero uno forte al comando? O con quelli che vorrebbero dimenticarsi per sempre di questo concetto antiquato? In generale è una questione che genera pregiudizi. Questo pregiudizio è forse dovuto al mio vissuto, al fatto di essere cresciuta, come austriaca, in un sistema gravato dal peso della storia che da decenni, di per sé, mette sullo stesso piano qualsiasi forma di autorità e la coercizione, il potere e il Nazionalsocialismo? E sono l’unica a fare i conti con questi dati? È un concetto che in un certo senso sembra aleggiare in tutti gli ambiti, a prescindere dal fatto che si appartenga a coloro che si adoperano per riabilitare forme di autorità, o piuttosto a quelli che combattono con passione contro qualsiasi forma di autorità superiore. Ci sembra dunque che l’essenza dell’autorità si presti a essere osservata più da vicino, per l’influenza più o meno spiacevole che ha sulla vita di tutti noi.

12 ottobre 2026

Da Dmitri Gluchovskij – Registracija

Perché Ul’jana prendeva tempo? Perché aveva paura, ecco perché. Perché era meglio non sapere che sapere: finché non sai le cose di preciso, puoi ancora continuare con la vita di prima, la tua. Solo che bisognava eliminare l’ansia in qualche modo, fare qualcosa per distrarsi, come scrollare i reel su TikTok nei momenti morti o chiacchierare con Kristina, e di sera, mentre le patate o la pasta bollivano, accendere radio pettegola a tutto volume: cosa è successo ai vicini, al negozio, nell’orto? Poi una bella serie, poi una doccia bollente, poi un po’ di solletico con quella cosa che ronza, e poi zac! Giù il sipario. Ma poi arrivava un altro giorno così, e le stesse persone, e gli stessi modi per ingannare il tempo. Forse, nell’attesa, la cosa si sarebbe volatilizzata da sola. Bastava solo non pensarci: come la nebbia o le ombre che stanno lì di lato, lo stesso poteva fare anche quella cosa. Guai a darle un nome o a invocarla. Temporeggiare si doveva, semplicemente. Fino a che la cosa non si stancava e passava. Ma la cosa non passava.